Cerca nel sito
istituzione parco della laguna - venezia
parcolagunavenezia.it/   Territorio/   Le Isole/   Le isole minori/   Lazzaretto Nuovo

L’isola del Lazzaretto Nuovo si trova all’ingresso della laguna, di fronte al litorale di S. Erasmo ed è raggiungibile dalle Fondamenta Nuove col vaporetto ACTV, linea 13 (fermata su richiesta).
Di proprietà dello stato, è attualmente in concessione all’EKOS CLUB ONLUS, che nel corso degli ultimi vent’anni ne ha curato, insieme L’Archeoclub di Venezia, il recupero e ha promosso diverse campagne di scavi archeologici che hanno portato alla luce pavimentazioni e fondazioni degli edifici del lazzaretto del XV secolo.
 
Storia
Storicamente la sua posizione ha fatto sì che fosse un punto di riferimento nel sistema portuale di Venezia. Già in epoca romana infatti fu presente come supporto logistico alla navigazione lagunare. In epoca medioevale era destinata alla coltivazione della vite da cui il nome Vigna murada ed era gestita dai monaci di S. Giorgio.
E’ del 1015 la prima menzione in un atto notarile: 

qui dicit Muraria cum saline octo (…) cum muro circondata, cum vineis
et puteis, cum casas et salinas insimul cum se tinente.
 
Tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo vennero edificati un piccolo ospizio e una chiesetta dedicata a S. Bartolomeo, successivamente inglobata nelle strutture di contumacia.
Con un decreto del 18 luglio 1468 il Senato veneziano decide di espropriare l’isola ai monaci per destinarla alla realizzazione del Lazzaretto Nuovo, da cui il nome attuale dell’isola.
 
Il primo lazzaretto, infatti, era situato sull’isola di S. Maria di Nazareth, ma la struttura non era sufficiente. Il Senato affidò ai Provveditori al Sal il compito di costruire il nuovo ospedale e di versare ogni anno ai monaci di san Giorgio Maggiore un affitto di 50 ducati, cifra corrisposta ogni anno continuativamente sino alla caduta della Repubblica nel 1797.
Mentre al lazzaretto vecchio erano destinate le persone già ammalate di peste in quello nuovo vi restavano in contumacia sia le persone che erano state esposte al rischio di contagio sia le merci e gli equipaggi delle navi mercantili in arrivo in laguna, sospettate di recare il terribile morbo.
Nel 1561 i Procuratori di San Marco avviarono una radicale ristrutturazione dell’insediamento e vennero costruiti due “tezoni”, ovvero due magazzini.
 
Il “tezon grando” era destinato alla quarantena delle merci delle navi sospette, che si dichiaravano tali esponendo una bandiera gialla.
Sulle mura del Tezon Grando sono state rinvenute, sotto un provvidenziale strato di calce, una serie di scritte di grande interesse storico-etnografico realizzate dai facchini addetti alla movimentazione delle merci. Le scritte riportano annotazioni sull’arrivo delle navi, disegni vari e i segni mercantili
Il Lazzaretto viene descritto dai documenti dell’epoca come “opera nuova et apparecchiata magnificamente per tal effetto. La quale a chi la vede da lontano ha forma di castello ben guarnito”; la struttura, di forma quadrangolare era dotata di oltre cento camere dove si ospitavano le persone sospette di essere malate: i ricoverati, se colpiti dalla malattia, venivano trasferiti al lazzaretto vecchio, altrimenti, dopo ventidue giorni venivano dimessi.
***
La destinazione d’uso dell’isola rimase tale sino alla fine del diciottesimo secolo. Con la caduta della Repubblica e l’avvento dei francesi l’isola venne destinata all’utilizzo militare come polveriera e il Tezon Grando subì delle sostanziali modifiche tra cui la chiusura degli archi. Nel 1844 il catasto austriaco conferma l’avvenuta conversione in caserma. L’isola restò sotto la gestione del Ministero della Difesa fino al 1975 quando passò a far parte del demanio civile.
 
L’isola oggi
Attualmente sull’isola sono rimaste le mura fortificate, vi sono due “torresin della polvere” del XVI secolo, piccoli edifici dalle poderose mura in pietra destinate alla custodia delle polveri da sparo. In uno dei due torresini è stata recentemente allestita una piccola mostra didattica sulle barene e sugli interventi del progetto “Life-natura” dell’Unione Europea. All’interno dell’altro torresino vi è allestito un piccolo museo con i reperti archeologici rinvenuti sull’isola. All’interno delle mura si trova il Tezon Grande, recentemente restaurato in cui si possono ammirare le scritte e l’originale pavimentazione di cotto. L’area all’interno delle mura è un grande prato molto curato dove si possono vedere le antiche strutture recentemente scavate, l’antica chiesetta di S. Bartolomeo e la casa del priore del lazzaretto. Vi è anche uno splendido doppio filare di gelsi secolari. Al di fuori delle mura si trovava il cimitero che è stato recentemente oggetto di indagine archeologica.
 
Flora e Fauna
Le strutture dell’isola sono circondate da una ricca vegetazione spontanea. All’esterno della cinta muraria è presente un sentiero che segue il vecchio tracciato del cammino di ronda dei militari, lungo il quale si può ammirare la vegetazione e il tipico paesaggio lagunare: il sentiero si inoltra in boschetti di allori, frassini, biancospino, pruni selvatici, cannuccia palustre. Il lato nord, delimitato da un piccolo canale (ghebo) dove si possono osservare pesci e crostacei tipici della laguna, presenta una grande varietà di piante di barena, tra cui il limonium, salicornia e artemisia. L’isola è popolata da una ricca fauna avicola, sono presenti: garzetta (egretta garzetta), airone cenerino (Ardea cinerea), merlo (Turdus merula), gazza (Pica Pica), Ballerina Bianca (Motacilla alba), usignolo comune (Luscinia megarthynchos), scricciolo (Troglodytes troglodytes), civetta (Athene noctua), cavaliere d’Italia (Himantopus himantopus), falco di palude (Circuì aerugirosus), martin pescatore (Alcedo atthis), gabbiano reale (Larus argentatus), gabbiano comune (Larus ridibundus).
 
***
  •  Ci sono arrivate vivide testimonianze della vita del lazzaretto durante la terribile epidemia di peste del 1576, tra cui quella di Francesco Sansovino in Venetia città nobilissima et singolar, descrita in XIII libri del 1580:
 
Dall’altra parte della terra all’opposito del Vecchio fu fatto l’anno 1468 un altro Lazaretto chiamato Nuovo per essere posteriore in fabrica al Vecchio, con cento camere et con una vigna serrata, il quale dalla lontana ha sembianza di castello, come amplo circuito. Vi habita un priore con gli ordini medesimi del Vecchio, ma vi vanno solamente i sani, che essendosi mescolati con gli infermi, dubitando di qualche contagio, si ritirano a questo luogo et fanno la contumacia di 22 giorni. (...) Erano adunque da 8 in 10 mila persone in 3 mila o più barche. A tutti questi per la maggior parte poveri (percioché vi erano alcuni arsili, che son corpi di galee disforniti) posti intorno a Lazareto haveva sembianza d’armata che assediasse una città di mare. Si vedeva in alto una bandiera, oltre alla quale non era lecito di passare et poco presso era la forca per castigo di coloro che non havessero obedito a comandamenti de superiori.
La mattina a hora competente comparivano i visitatori, i quali andando a barca per barca, intendevano se vi era alcuno ammalato et trovandone gli mandavano a Lazaretto Vecchio. Non molto dopo sopravenivano altre barche cariche di pane, di carne cotta, di pesce et di vino et dispensavano ad ogn’uno la detta roba a ragione di 14 soldi il giorno per bocca, con tant’ordine et con tanto silentio che nulla più. Sul fare della sera si sentiva una harmonia mirabile di diverse voci di coloro che al suono dell’Ave Maria lodavano Dio, cantando chi Letanie et chi Salmi. In tempo di notte non si sentiva pure una parola, pur un zitto, di modo che hareste detto che non vi fosse huomo vivo non che otto o dieci mila persone. Ma non era però giorno che non fossero rimorchiate 50 barche almeno piene di gente che venivano a far la contumacia, le quali tutte erano accettate et salutate con lieto applauso et con allegrezza di ogn’uno protestando a vegnenti che stessero di buon animo perchè non vi si lavorava et erano nel paese di Cucagna
 
*
e quella di Rocco Benedetti in Successo della peste l’anno 1576
 
Ma lasciando la città e volgendosi ai lazaretti, dico in verità che dall’una parte il lazaretto vecchio rassembrava l’inferno, ove da ogni lato veniva puzzore et insopportabil fettore, udivasi del continuo gemere et sospirare et si vedevano da tutte le hore nuvoli di fumo stendersi in aere largamente per l’abrusciar de corpi. (...)Dall’altra parte il lazaretto novo rassomigliava il purgatorio ove la gente sfortunata mal in arnese stava pennando e deplorando la morte de suoi, il suo misero stato e la desolatione delle sue case; (...) Al lazaretto novo poi tra dentro e fuori nelle barche che parevano un’armata si trovava alcune volte ben dieci mille persone il numero delle quali era oltre questo detto così cresciuto che non potendo capirlo i lazaretti furono fatti per gli ammalati due hospedali, l’uno a s. Lazaro e l’altro a s. Chimento e per i sani da cinquecento case di legno alle Vignole e altre all’incontro nelle lagune; alcune particolari per cavarne uttile, s’ingegnarono di fabricar sopra pali che parevano capanne di uccellatori;


Istituzione parco della laguna - Interlogica